Dalle ricerche, dalle discussioni e soprattutto dalla spinta creativa del gruppo, trova ampio punto di partenza la tesi di laurea di Gabriella . Discussa nel dicembre 2004, è rimasta nel suo cassetto per più di un anno, ma viste le ricerche in atto soprattutto a Torino abbiamo deciso di rispolverarla, per dare riscontro e spunto a chi ne avesse bisogno.
Questo lavoro nasce principalmente da due ragione:
una curiosità e un disagio.
La prima scaturisce per caso da una ricerca personale verso le utopie degli anni ’60, verso i movimenti di sovversione contro le istituzioni e il sapere precostituito e verso le avanguardie artistiche scaturite da quel panorama sociale.
Il disagio, oltre che essere conseguenza di questa ricerca, è frutto, forse, di un percorso di studi troppo stretto verso il prodotto finito, piuttosto che verso la fantasia, la lettura, la creatività. Più che un disagio potrebbe forse essere meglio definito come insoddisfazione verso i metodi classici legati alla progettazione e all’urbanistica. Troppo spesso mi sono trovata a pensare ad uno scenario ipotetico per persone di cui non sapevo nulla, di ambienti che non conoscevo, tramite un mio disegno, guidato da una logica universale di sviluppo e modernità.
Ho dovuto rinunciare così alla complessità dei luoghi, per una omologazione alla contemporaneità e al concetto di bello.
Concorde a quello che afferma Lidia Decandia:
"come per capire una persona non ci si poteva fermare a descriverne il colore degli occhi, la forma del naso e la lunghezza delle braccia, ma era necessario andare oltre il visibile, cogliere le ragioni profonde di un modo di essere in continuo divenire, così per comprendere e studiare l’essenza di un luogo non poteva essere sufficiente rimanere in superficie, utilizzare gli strumenti che la disciplina riusciva a mettermi a disposizione" *
ho cercato di interpretare un luogo in maniera diversa, con semplicità, per imparare a rispettarne l’essenza.
* Lidia Decandia, Dell’identità, saggio sui luoghi: per una critica della razionalità urbanistica, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2000
La tesi si propone di affrontare il tema della conoscenza del territorio in maniera alternativa rispetto alle tradizionali tecniche, usuali nel mondo della progettazione.
Ad una mappatura tradizionale e a dei sopralluoghi “finalizzati” propone di affiancare una pratica esplorativa diretta e approfondita del territorio, per rintracciare in esso caratteri, peculiarità e sentimenti che altrimenti sfuggirebbero.
Come avveniva per l’uomo premoderno, ripropongo una conoscenza del territorio tramite un rapporto di appropriazione e significazione dei luoghi, rispondendo a quel bisogno profondo dell’uomo di collocarsi al centro della realtà.
La conoscenza del territorio deve per ciò ritornare ad essere data non da un’osservazione esterna, ma immergendosi dentro lo spazio, camminandovi sopra, percorrendolo, scoprendolo passo dopo passo, con uno sguardo attento a rilevarne da vicino gli scarti, le irregolarità, la pluralità.
Propone di sfruttare, in modo libero, la suggestione della teoria della deriva situazionista.
Nel primo capitolo della tesi viene quindi riportata una panoramica sull’Internazionale Situazionista, movimento nato in Europa all’inizio degli anni sessanta, inquadrandolo nel panorama storico, artistico e culturale di quegli anni.In particolare si cerca di rendere chiaro il concetto di deriva e le potenzialità dello strumento.
Nel secondo capitolo vengono rintracciate le influenze che l’Internazionale Situazionista ha lasciato nelle successive indagini architettoniche. Infatti negli anni successivi alla sua diffusione, approcci concettualmente paragonabili si diffondono nel design radicale soprattutto inglese e italiano. Riscontri sono rintracciabili nei lavori di Cedric Price, degli Archigram, di Superstudio e Archizoom, successivamente anche in alcune proposte di Rem Koolhaas e Tschumi fino ad arrivare ad oggi, alle nuove leve italiane, come Stalker, Sciatto Produzie e altri.
A conclusione di questa prima parte, ho rintracciato delle mie linee guida per la progettazione.
La riscoperta di un modo di vivere la città, scoprirla ed esplorarla ogni giorno nella quotidianità, rimanendo ricettivi in ogni momento, cogliendo le sollecitazioni che ci offre, mi porta a riconoscere come elemento essenziale di un intervento, soprattutto a scala urbana, quello di esaltare la complessità dei luoghi, la peculiarità di ogni elemento, evitando quindi di omologare alla ricerca dell’ordine e del bello.
Mi pongo come fine quello di arrivare ad un piano aperto che possa essere mutato, che non imponga ma che lasci la possibilità di un suo uso, che renda quindi profondamente liberi e partecipi i cittadini. Un metodo adattabile, ma non replicabile, che si apra alla casualità delle realtà locali riconducendole ad un ordine progettuale superiore, non direttamente percepibile.
Ritornando nel campo più artistico e di ricerca sul territorio ho indagato sulle pratiche di esplorazione al giorno d’oggi. Ho riportato una serie di esperienze nelle nostre città contemporanee, ricercandone le finalità, le modalità soprattutto tramite l’uso di nuove tecnologie e di nuove mezzi di diffusione mediatica.
La seconda parte della tesi affronta un’esperienza pratica di esplorazione urbana nella città di Gallipoli, in provincia di Lecce.
Il mio errare si è protratto per lo stesso arco di tempo in tre differenti parti della città:
Dopo una breve presentazione storica, cartografica e demografica delle tre aree, ho illustrato la mia deriva personale in un sito navigabile. Tramite questa esplorazione e attraverso l’organizzazione del materiale raccolto, ho proposto una mia personale chiave di lettura dei luoghi, formulando delle considerazioni.
Partendo infatti dall’osservazione maturata nel tempo ho illustrato quello che secondo me non è direttamente percepibile dalla cartografia disponibile e da un sopralluogo generico.
La lettura proposta è solo una delle possibili interpretazioni, che attraverso un’esperienza diretta come quella della deriva e una rielaborazione successiva ognuno può singolarmente o in gruppo formulare.
Questo per sottolineare come la finalità di questo strumento sia quella di fornire una mappatura alternativa di suggestione, indagine ed elaborazione per affrontare il lavoro progettuale.
Infatti la tesi propone un metodo, piuttosto che una lettura.
Ho provato ancora a pensarne un uso didattico e partecipativo.
La possibilità di rendere il sito implementabile, attraverso l’acquisizione di nuovo materiale, può essere sfruttata per usare il mezzo come un catalizzatore di una comunità attiva, per creare partecipazione e consapevolezza nei cittadini, per sollecitare la curiosità e lo stimolo a guardare con occhi attenti, per riscoprire il proprio territorio.
Parte principale del lavoro di tesi è stata lo studio e la realizzazione di una demo di una piattaforma di interazione.
Il materiale audio e video raccolto nelle esplorazini urbana è stato organizzato attraverso una navigazione virtuale in tre sezioni.
La prima concentra l’attenzione sull’arco temporale della giornata, la seconda sulla vita sociale nello spazio pubblico e la terza propone una navigazione in percorsi attraverso gli elementi fisici e architettonici della città.
In una quarta sezione è possibile vedere, attraverso delle finestre aperte sulle tre aree, dei montaggi video che ripropongono lo scorrere della quotidianità nell’arco della giornata.
Cap. 1 La Teoria della Deriva
1.1 L’Internazionale Situazionista
1.1.1 Il gruppo CoBrA e il M.I.B.I.
1.1.2 Il Lettrismo e l’Internazionale Lettrista
1.1.3 L’internazionale Situazionista, gli anni dal ’56 al ‘72
1.2 L’Urbanismo Unitario
1.3 La teoria della deriva
1.3.1 Le mappe psicogeografiche
Cap. 2 Le influenze del situazionismo in architettura
2.1 Un discorso fortemente attuale
2.1.1 La possibilità: i progetti per il concorso del parco della Villette
2.1.2 Le utopie degli anni ’60 e ‘70
2.1.3 I giovani architetti italiani
2.1.3.1 Roma - Stalker - Sciatto Produzie Torino - Cliostraat - Città Svelata Genova - A12
2.2 Le mie linee
Cap. 3 Esplorare l’urbano
3.1 Attraversare la città oggi
3.2 Una nuova stagione per il pianificatore e la pianificazione
3.3 I nuovi esploratori
3.3.1 Tecnologie d’esplorazione per una nuova mappatura
3.3.3 I giochi urbani
3.4 Elaborare l’esperienza per coinvolgere e progettare
Cap. 4 La mia deriva
4.1 Il luogo scelto
4.1.1 Cenni storici
4.1.2 Cartografia disponibile
Cap. 5 Il metodo
5.1 Errare a Gallipoli
5.2 Il sito
5.2.1 Il montaggio video
5.3 Una lettura personale
5.4 Le potenzialità
Allegato
1.1 Quadro demografico della provincia
1.2 Dati specifici sulla città di Gallipoli
Bibliografia